Tracker Academy diploma 4 nuovi Tracker

Padova 20.11.16 h 13:30: rientrato a casa nella buca delle lettere trovo l’avviso di una raccomandata. Panico? No,anzi…finalmente! Sono arrivati i tanto attesi attestati di Tracker Academy con i risultati definitivi del corso Ecotracker Animal Tracking che ho frequentato nel Settembre scorso.

Immediatamente rivivo i 14 giorni trascorsi nel campo di Makuleke nel nord del Parco Nazionale Kruger dove Mozambico, Zimbabwe e Sudafrica si guardano da una riva all’altra del fiume Limpopo. Siamo nella terra degli Shangaan un gruppo etnico che vive in quest’area da almeno tre secoli. Prima di partire per il Sudafrica avevo letto qualcosa su questa tribù: cacciatori, pescatori un po’ agricoltori e allevatori che vivono in aree dove la Fauna Africana si muove liberamente. Per una questione di sopravvivenza devono conoscere il loro ambiente, comprendere ed anticipare il comportamento degli animali e saperne distinguere ed interpretare i segni.

Al mio arrivo a Makuleke finalmente ne conosco uno: si tratta di Norman Chauke che sarà il mio istruttore. Norman è un ragazzo di 23 anni con un sorriso rassicurante e un’aria spensierata. Il suo curriculum è notevole ma mi aspettavo qualcuno di più adulto, di più esperto, Norman in fondo è così giovane. La mia memoria è corta: ho scordato che in Africa si cresce molto più in fretta che altrove e che le apparenze ingannano soprattutto per chi arriva dal razionale ed avanzato Occidente. È bastata qualche ora di pratica sul campo per capire chi è Norman.

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Al corso eravamo in quattro: Nicole, Ming, Carl ed io. All’inizio, per qualche giorno, abbiamo condiviso le meraviglie di Makuleke con un gruppo che stava concludendo il Trails Guide 28 days poi abbiamo avuto il campo tutto per noi. Come mi aspettavo sono stati 14 giorni molto intensi. Consueta sveglia all’alba, esplorazione dell’area fino a metà mattina a seguire un abbondante colazione, un’ora circa di teoria, un po’ di relax, ripasso di quanto esaminato nella mattinata, pranzo e fuori fino al tramonto. Prima dell’esame finale avevamo composto ed esaminato un set di circa 100 tra impronte e segni appartenenti a mammiferi, rettili, insetti e uccelli.

Dati i risultati dell’esame finale direi che tutti e quattro abbiamo imparato molto. Per quanto il riconoscimento delle tracce e il trailing siano abilità che si affinano in anni di esperienza e che il mio percorso sia solo all’inizio, da una grande gioia discutere con cognizione di causa se l’impronta del Leopardo in cui ci si imbatte sia di una femmina o di un maschio e con quale passo avanza il felino. Non da meno è comprendere in quale direzione si muove il Pitone che attraversa frequentemente un sentiero a ridosso del campo o riconoscere l’impronta di una Jacana Africana, una delle poche specie di uccelli in cui il maschio svolge le cure parentali. Infine potrà sembrare poco interessante distinguere la traccia di uno Scorpione da quella di un Millepiedi ma questo ti fa comprendere quanto storie può raccontare un ecosistema.

Partire alla ricerca di un animale è forse l’emozione più grande che questa esperienza mi ha regalato. Una mattina, mentre ci dirigevamo verso la Fever Tree Forest alla ricerca di Elefanti, Normann è stato informato via radio della presenza di tracce fresche di Leone. Più ci avvicinavamo al luogo indicato più saliva il livello di adrenalina poi finalmente la traccia: impronte di 15 cm circa di lunghezza si dirigevano parallele alla pista con andatura lenta per poi deviare verso un boschetto di arbusti. Abbiamo seguito il Leone per circa un’ora perdendo e ritrovando le sue impronte nei differenti substrati e imparando a riconoscere altri segni lasciati del felino. Poi siamo sbucati nel letto asciutto del fiume che separa Sudafrica e Zimbabwe e ci siamo fermati: a differenza del Leone per proseguire avremmo avuto bisogno del passaporto.

Un altro momento di grande emozione nel cui ricordo mi perdo spesso è stato il mio trailing finale. Qualche giorno prima ci ha raggiunto al campo Robert Hlatshwayo esaminatore di Tracker Academy. Robert è tra i più qualificati Tracker Sudafricani e lavora nella riserva di Londolozi. “Pazzesco” è l’unico aggettivo che trovo per descrivere cosa quest’uomo vede nel bush. Quella mattina l’animale da seguire e trovare era un Elefante. L’impronta di un maschio adulto può raggiungere 50 cm di diametro e potrebbe sembrare facile da seguire ma vi assicuro che non è così. Il substrato cambia continuamente e riconoscere un’orma in una pista, ad esempio, lastricata di sassi non è uno scherzo. Il pomeriggio precedente era stato alquanto deprimente. Perdevo continuamente la traccia e guardando solo davanti ai miei piedi riducevo la consapevolezza dell’ambiente circostante rischiando di finirci addosso all’Elefante. Seguendo i consigli dei miei mentori, la mattina seguente ho iniziato con un passo diverso. Concentrazione, tranquillità, divenire parte dell’ambiente, ampliare i sensi e seguire l’istinto: queste le chiavi che dopo due ore di cammino mi hanno condotto al mio Elefante. Ci siamo fermato a 150 metri di distanza lo abbiamo osservato mentre si cibava di arbusti nella boscaglia e poi lo abbiamo salutato. Ho abbracciato i miei compagni di corso e quando mi sono voltato verso Robert e Norman per restituire loro il bastone del tracciatore non sono riuscito a trattenere la commozione.Grazie miei nuovi amici Shangaan per il dono prezioso che mi avete fatto.

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